Lo scambio non nacque, come oggi siamo forse portati a supporre, con la transazione monetaria: le relazioni tra uomini nascono con lo scambio di doni.
Scambio che viene avviato con un dono di una delle parti all'altra, la quale si sentirà in obbligo di contraccambiare tale dono, innescando cosi una catena di scambi.
Il cosiddetto dono è quindi in realtà vincolo di una relazione reciproca, che ha alcune obbligazioni, per quanto esse non siano legate ad alcuna regola scritta: l'obbligo di dare, l'obbligo di ricevere, l'obbligo di restituire più di quanto si è ricevuto.
L'economia del dono, che fondava e garantiva la coesione delle comunità primitive, si contrappone all'economia di mercato, la quale si basa invece sul valore di scambio o valore commerciale.
Non sono solo gli oggetti a circolare, con il dono è anche lo spirito del donatore a viaggiare, dando cosi vita a un legame tra gli individui che va ben al di là del puro scambio economico.
Ecco allora che l'atto del donare non si limita a un passaggio di beni, ma mette in gioco la totalità della persona umana nella sua soggettività.
Con il termine "spirito" mi riferisco a quel che in molte lingue oceaniche viene indicato con il termine "mana": una qualità o essenza interiore indescrivibile, associata a sentimenti di meraviglia e rispetto. Il concetto del "mana", in senso generalizzato, viene talvolta interpretato come il sentimento soggiacente a tutte le forme di religione, spiritualità e magia: gli elementi fondanti l'identità e la cultura di ogni popolo.
Il dono trascende la razionalità della legge economica che governa la circolazione degli oggetti di consumo per inoltrarsi nella sfera irrazionale della soggettività umana, nei suoi archetipi e nei suoi simbolismi. Nella sua innocenza, lo spirito conosce solo l'accettazione incondizionata o il rifiuto senza esitazione. Per questo spesso avvertiamo un senso di costrizione nel ricevere un dono e ci sentiamo in dovere di contraccambiare: non è l'oggetto che si scambia, ma il mana, la soggettività del donatore, che ci viene in qualche modo imposta. Gli oggetti sono solo il simbolo di questa soggettività: l'anello, la collana d'oro, ecc..
Soggettività che si confrontano, si sfidano, si contrappongono, giochi di potere: questo è ciò che il donare sottende all'apparente gratuità del gesto.
"Nelle società occidentali si porrà, ogni giorno con maggiore acutezza, la questione di sapere se è possibile fare appello allo spirito del dono per uscire dai vicoli ciechi che esse hanno imboccato e che, anche a causa della crisi economica e politica, si rivelano sempre più carichi di minacce...Non è dunque un Dio che solo potrebbe salvarci. E' lo sviluppo di una logica terza, in parte fondata sul dono, il volontariato e l'impegno gratuito, sull'investimento libero e volontario in compiti d'interesse comune"
(A. Caillé, Il terzo paradigma)
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