venerdì 22 febbraio 2008

Disce gaudere

"E' preoccupato e insicuro l'uomo che si lascia sedurre da una qualche speranza, anche se l'ha a portata di mano, anche se non è difficile a realizzarsi, anche se non è mai stato deluso nelle sue attese. Impara innanzi tutto a gioire, Lucilio mio. Pensi davvero che ti voglia privare di molti piaceri perché allontano i beni fortuiti e ritengo che si debba evitare il dolce conforto della speranza? Anzi, al contrario, non voglio che ti manchi mai la gioia. Voglio, però che ti nasca in casa: e nasce, purché scaturisca dall'intimo. Le altre forme di contentezza non riempiono il cuore; rasserenano il volto, ma sono fugaci, a meno che tu non giudichi felice uno che ride: l'animo deve essere allegro e fiducioso ed ergersi al di sopra di tutto. Credimi, la vera gioia è austera. […] I metalli vili si trovano in superficie: i più preziosi sono nascosti, invece, nelle viscere della terra, e procurano un compenso maggiore a chi ha la costanza di scavare. Quei beni di cui si compiace la massa danno un piacere inconsistente e superficiale: ogni gioia che viene dall'esterno manca di fondamenta: questa, di cui ti parlo e alla quale cerco di condurti, è reale e si spiega più intensamente nell'intimo. Ti prego, carissimo, fa' la sola cosa che può renderti felice: distruggi e calpesta questi beni splendidi solo esteriormente, che uno ti promette o che speri da un altro; aspira al vero bene e godi del tuo. Ma che cosa è "il tuo"? Te stesso e la parte migliore di te. Anche il corpo, povera cosa, benché non se ne possa fare a meno, stimalo necessario più che importante; ci procura piaceri vani, di breve durata, di cui necessariamente ci pentiamo e che, se non li frena una grande moderazione, hanno un esito opposto. Questo dico: il piacere sta sul filo, e si muta in dolore se non ha misura; ma è difficile tenere una giusta misura in quello che si crede un bene: solo il desiderio, anche intenso, del vero bene è senza pericoli."

Tratto da: Epistulae Morales ad Lucilium, Seneca.

Il termine "voluttà" (dal latino vòlup: "cosa piacevole") designa un piacere esterno all'uomo, riposto in oggetti che non sono dati definitivamente, ma temporari; un piacere che non dura sempre, ma quanto vuole il concedente e per questo destinato ad estinguersi in breve tempo.
Dalla dimensione della precarietà del diletto ha origine il timore della privazione, nonché il desiderio di continuazione o di aumento dello stato piacevole. E' nella seduzione operata dal desiderio che si risolvono il piacere e l'appagamento subitanei; ma anche il dolore, quando l'oggetto del desiderio viene a mancare.

L'attuale condizione dell'uomo è una condizione di sconcertante inaridimento emotivo e degrado morale, precipuamente legata alla crisi degli ideali, alla fine di ogni speranza.
Solo il mercato dei consumi sembra interessarsi ed offrire una possibilità di fuga da questo soffocante nulla interiore: anime assopite, private della forza, a cui bastano "una vogliuzza per il giorno, una vogliuzza per la notte, fermo restando la salute", secondo Nietzsche.

Il futuro è inintelligibile, la memoria cancellata: rimane solo un eterno presente, formato da flussi di sensazioni; l'uomo vive come relegato all'interno dei propri pensieri, del tutto separato dall'ambiente che lo ospita. Rimane in piedi solo la logica, la quale è così forte che l'uomo, di fronte ad essa, si convince di essere di fronte a verità.

Ma questa verità è più simile ad uno schema senza contenuto; e questi uomini paiono più delle conchiglie vuote trascinate alla deriva dalla corrente.

Una natura, quella umana, che tende in qualche misura all'assoluto, ma che regolarmente fallisce; quasi un moto naturalmente accelerato verso il delirio: la ricerca di senso si risolve in vaniloquio e mancanza di motivazioni. La realtà percepita viene continuamente deformata sul piano dei sentimenti (viene meno la sensibilità umana) sia sul piano dell'estetica (confusione tra generi e orientamenti sessuali).

Il coraggio è acquietato dal conformismo; l'ideale polverizzato dalla dimenticanza di sé: non c'è più sete.
Il bicchiere è, e rimane vuoto.

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