Gli stati del'uomo, come gli stati della natura, sono tre: la dimensione del corpo, luogo degli istinti e delle pulsioni primordiali; la dimensione pneumatica, luogo dello spirito, ossia della ragione e dell'intelletto; infine, la dimensione dell'anima, che è innanzitutto lo spazio del cuore e dei sentimenti; non il languido contraltare della ragione, ma il luogo dell'autentica forza emotiva dell'uomo.
Perchè il gesto morale acquisisca valore fondante, ontologico, deve necessariamente esserci sintonia tra cuore e pensiero, tra pensiero e gesto: solo così l'azione umana può essere consapevolmente forgiata dalla Volontà, frutto di una reale presa di coscienza del sé.
Quando il cuore si inaridisce e la parola non è più in grado di chiamare i sentimenti con il proprio nome; quando viene a mancare questa base emotiva e l'arido del deserto prende il sopravvento nell'anima degli uomini, allora si ha quell'orizzonte di annullamento nihilista da cui pare non esserci più via d'uscita: si perde il senso dell'esistenza, i gesti non hanno più un valore, né un nesso con la realtà; si perde il contatto con se stessi, viene meno la sensibilità umana.
Quando il cuore si inaridisce, il pensiero si fa più lucido e razionale e il gesto, nella sua freddezza, diviene tanto estremo quanto incomprensibile: giovani che si tolgono la vita per futili motivi, giovani che lanciano sassi dai cavalcavia, figli che ammazzano i genitori, stuprano le vicine di casa, si schiantano con l'automobile guidando ubriachi e impasticcati a folle velocità... e si potrebbe continuare ancora a lungo.
La verità è che tutti stiamo male (questa malattia chiamata "Uomo", come diceva Freud). Il dolore è condizione della vita stessa, tanto quanto lo è la felicità, della quale siamo costantemente alla ricerca e per la quale tanto ci prodighiamo. Questa sofferenza quotidiana, questo vuoto, questa lacuna da colmare, è la molla che accende il desiderio; un mostro insaziabile, inesauribile, che l'uomo tenta di soddisfare consumando piaceri immediati, che sono "piaceri negativi" perchè forniscono solo l'occasione per una momentanea "tregua" dalla sofferenza, non un congedo definitivo dal mal di vivere; non la felicità autentica, ammesso che questa sia realmente cosa concessa.
Come un anestetico che esaurisce il proprio effetto, così il piacere, il vero movente delle azioni umane, quando è futile e rapido ad estinguersi, fa si che si riaccenda il desiderio e che questo circolo vizioso riprenda, come nulla fosse, il proprio corso. Quello di cui abbiamo realmente più bisogno è di una Cura per l’anima: a ciò non occorrono pratiche magico-rituali, esorcismi, tarocchi e quant’altro; basta riconoscere ed educare i propri sentimenti, impiegare le proprie energie emotive coscientemente in armonia con la ragione e con il gesto. Occorre andare al di là dell’essenza nihilista del desiderio; un buon inizio sarebbe quello di accorgerci finalmente dell’esistenza di questo “mostro” che alberga dentro di noi e ci divora, ma di cui non abbiamo ciecamente mai sospettato. In forza di questa nuova consapevolezza, guardiamolo in faccia, ma non lasciamoci spaventare: per scacciarlo una volta per tutte, dobbiamo avere il coraggio di combattere, innanzitutto, contro noi stessi.
Nessun commento:
Posta un commento